E di fronte a ritrovamenti come quello che vado ad illustrare, viene da pensare che si fossero avvicinati più gli antichi rispetto ai contemporanei alla conservazione... eterna del corpo, anche se, ahimé, ciò è potuto avvenire solo post mortem... piccolo dettaglio che fa comprendere come l'impresa sia davvero difficile... in vita.
Un gruppo di operai stava lavorando recentemente alla manutenzione stradale in una contrada della provincia dello Jiangsu, in Cina, quando, scavando alla profondità di qualche metro, si è imbattuto in un'antica sepoltura risalente alla dinastia Ming, al potere in Cina tra il 1368 e il 1644.

Si tratta della mummia di una donna ritrovata in eccezionali condizioni, conservava persino le sopracciglia, come se fosse defunta da poco tempo, mentre, probabilmente, sono trascorsi circa 600 anni.

Anche gli abiti e le calzature risultano quasi come nuovi ed il ritrovamento apre un'interessante testimonianza di come si viveva a quell'epoca.

Ma, al di là dell'interesso archeologico, la riflessione cade sulla preoccupazione di conservare al meglio possibile il corpo, come se questo fatto permettesse di restituirlo a qualche forma di vita. Poichè il traguardo dell'immortalità è irraggiungibile, si cerca almeno di far durare le spoglie mortali il più a lungo possibile e questo avviene anche oggi, come documentato qui, secondo la tecnica della plastinazione.
Scaramanticamente, non ho ancora pensato a che destinazione dare ai miei resti... tumulazione? Cremazione? Plastinazione?
Ma non è un problema che mi preme particolarmente, anche perchè sono convinta che... dopo... non m'importerà per niente.
Per serenità personale, mi basterebbe sapere di finire in un posticino tranquillo a prova di iene e magari sotto un albero... non necessariamente in un cimitero, ma magari è vietato. Ed è un peccato perchè finire in un cimitero, in mezzo ad un sacco di defunti sconosciuti non è il massimo.
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