I figli dei killer
"Papà, sul giornale c’è scritto che sei un killer... è vero? Tu lo sai cos'è un killer?"
"Non è niente"
Sto immaginando il dramma dei figli dei killer quando per la prima volta ricevono l'impatto con la realtà.
Quel papà che ti ha tenuto sulle ginocchia, che ti ha consolato, che ti ha portato la domenica al luna park, che ti guarda con affetto ed orgoglio e a cui tu guardi come punto di riferimento... è un killer.
Un bambino piccolo, fino a quel momento ha visto i killer solo in tv, sa che sono i "cattivi" della situazione e che ammazzano senza pietà. Può essere così il suo papà, tanto affettuoso in famiglia?
E certamente inizia un periodo destabilizzante, in cui il bene ed il male prendono contorni indefiniti, si disintregano per ricomporsi in un puzzle zeppo di compromessi che permetta di accettare nuove e scomode verità.
E per i figli dei killer esistono solo due vie d'uscita: accettare ed abbracciare la filosofia mafiosa o ribellarsi nel tempo e perdere l'identità famigliare, non senza pericoli.
In entrambi i casi una scelta difficile ed un futuro che non sarà mai sereno o mai completamente, irto di dubbi, di timori, di insicurezze e di pregiudizi.
I figli dei killer avranno la vita segnata da un cognome, comunque sarà.
Se mi chiamassi Spatuzza, Riina, Provenzano... non avrei avuto vita facile, un certo tipo di società benpensante e borghese mi avrebbe guardato con lo stesso sospetto dei parenti mafiosi in attesa di una mia presa di posizione. E non avrei mai fatto parte a pieno titolo di un contesto sociale "normale" a meno che non mi fossi accontentata di trascorrere una modestissima, oscura esistenza lontana dai luoghi di origine.
Eppure... che cos'è un killer?
Niente.
Non si nega di esserlo, semplicemente si minimizza sul termine... cos'è mai un killer? Un lavoro come un altro, e neppure da dargli tanto peso...
La siciliana ribelle: Rita Atria
Peppino Impastato
Nessun commento:
Posta un commento