Un matrimonio non è più per sempre e quando si saranno estinte le generazioni dei nostri nonni mancheranno anche i riferimenti della memoria recente per ricordarne uno durato tutta la vita.
Oggi le cifre che riguardano matrimoni e divorzi spingono inesorabilmente verso la famiglia "allargata", ottimistica definizione che evoca affollati e allegri raduni, in cui tre o quattro mamme, tre o quattro papà e una dozzina di nonni e zii si ritrovano durante le feste e le ricorrenze "allargando" gli affetti verso un imprecisato numero di nipoti, figli a metà di un po' tutti.
Ma questo solo sulla carta.
La realtà molto spesso nasconde drammi quotidiani molto seri e l'idilliaco quadretto degli "allargamenti" è invece fonte di disagio psicologico, difficoltà economica e impossibilità di ricostruirsi una vita. Senza contare ritorsioni, dispetti, invidie, piccole e grandi ingiustizie.
E se la legge, fino ad ora, ha tutelato soprattutto la parte debole identificandola con la donna, il risultato di questa politica (che poteva avere un senso in altri tempi) è che attualmente esiste in Italia un piccolo esercito di padri separati che non sono in grado di mantenersi e, al tempo stesso, di contribuire per la famiglia disfatta.
Un padre separato solitamente lascia la casa coniugale (anche se fosse di sua proprietà) alla ex moglie ed ai figli che vi risiedono, deve versare un assegno di mantenimento congruo e, se la ex moglie ci sa fare e lui è un bravo diavolo, gli si spillano anche svariati extra.
Spesso vi si adatta di buon grado per il benessere emotivo ed economico dei figli e si riduce a tornare a casa dai genitori (se ancora viventi ed in grado di accoglierlo) o si accontenta di affittare una topaia e risparmiare fino all'osso.
Diciamo anche qualche parola su un certo genere di donna, che esiste innegabilmente, anche se spero si tratti di una minoranza.
Se lui è un traditore, gliela farà pagare fino alla fine dei giorni e pretenderà con acredine tutto il pretendibile e se lui fosse abbastanza benestante, si guarderà bene dal cercare a sua volta un lavoro e continuerà, premeditatamente, a godere dei benefici del passato: una specie di vendetta di cui pascersi, utilizzando la prole come arma di ricatto e senza più dover lavare camicie e mutande maschili.
Se la separazione è invece avvenuta per causa di lei o di comune accordo per incompatibilià, le cose non cambiano molto: casa e assegno per i figli continueranno ad esserci.
In ogni caso chi ci rimette le penne è il più o meno colpevole padre separato: per avere fatto dei figli si ritrova invischiato in un circolo senza via d'uscita: pagare doppio, pagare, pagare.
Ecco perchè, a Milano, la Caritas Ambrosiana, con finanziamento dell'UBI Banca, ha inaugurato "Quei 110 metri quadrati per ricominciare", il primo spazio per uomini che hanno perso famiglia e certezze, un appartamento di 110 metri , da condividere in cinque persone nella stessa situazione a 200 euro al mese, ma solo per sei mesi... tempo ritenuto utile per cercare un'alternativa.
Sempre a Milano, il 10% degli ospiti dei dormitori pubblici è costituito da uomini usciti da matrimoni infranti e con problemi economici... statistica molto eloquente sulla portata del fenomeno.
Ma se a Milano i padri separati in difficoltà sono 50.000... questo dramma trascurato sta emergendo in tutta Italia e solamente a Roma, finora, il comune ha messo a disposizione dei separati una ventina di appartamenti a condizioni agevolate.
Il problema resta latente ma reale dovunque, e ci induce a riflettere su quale sia il senso del matrimonio e della famiglia oggi; non stupisce che il numero di matrimoni sia in caduta libera... se le prospettive di fronte ad un eventuale fallimento sono queste...
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